domenica, 25 ottobre 2009, ore ottobre 25, 2009 15:14
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puzzle


Nei puzzle
mi rincorre l'ansia
di aver perso
l'ultimo pezzo
...
per distrazione
...
o perché qualcuno
ha dimenticato
di metterlo
in scatola.

sabato, 03 ottobre 2009, ore ottobre 03, 2009 15:27
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P5011320


Mi hai visto piccola

da tenere in un palmo

da non lasciar partire.

Ed io

che nei pentagrammi obliqui

dei vetri ferrati

leggevo le note autunnali

di pomeriggi lenti

di carezze sbucciate

con cura

sui dorsi

e sui cuscini.

 

Gusto ancora gli acini succosi

di quei grappoli di giorni

spiluccati insieme.


giovedì, 20 agosto 2009, ore agosto 20, 2009 17:02
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pomodori e origano

Ho ancora tra le dita

profumo di pomodoro

e fiori d’origano selvatico

le vene d’olio fresco

sul grano tostato

e il sale di un mare del sud.

Ondeggiano nostalgie

all’orizzonte della vita

nuovi incontri di vecchi volti

che ripeschi nei pozzi di un passato

non troppo lontano.

Sfrigola come aglio

il mio sorriso

si cullano gli occhi miei

alla tua presenza.


lunedì, 20 luglio 2009, ore luglio 20, 2009 14:32
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Eccoti.

Mi passi accanto

e mi sfiori.

Ritraggo appena la pelle

ma dita leggere

sono già tra i capelli

attraversano ciocche

sciolgono nodi del passato.

Scivoli lungo la schiena

saltellando vertebre

una ad una,

sollevi trine leggere

scompigli pieghe

e solletichi di ciglia sottili

i miei pensieri,

li raccogli tra le tue braccia

nell’andare

e torni a vegliare

notti di sogni irrequieti

quando più caldo

è l’alito tuo.

Tu

vampa di luglio

vento dorato

carezza d’amato.




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sabato, 04 luglio 2009, ore luglio 04, 2009 20:47
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Spunto giorni di calendario

ricordando le nostre ore,

piccoli gesti

granelli di sabbia

invisibili ad altri.

Paziento in attesa

di un piccolo spazio

colmo di noi,

universo discreto

del non poter dire

del non poter essere

e tuttavia

sempre nostro.




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lunedì, 22 giugno 2009, ore giugno 22, 2009 19:23
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Conoscete dona.tella62? No?

 

È una donna di Verona a cui piacciono così tanto le mie parole (vi prego non chiamiamole poesie ché non sono all’altezza!) da copiarle di sana pianta e farle proprie (!!!) nel suo blog su libero.it: un intero post del 12 febbraio 2009! Magari pensava di essere più furba di tanti altri, che, al contrario, scrivono quello che pensano, seppure con grandi sforzi.

Ammetto che anch’io mi sono trovata a citare brani di piccoli e grandi autori della letteratura, ma almeno ho citato la fonte!

Ad alcuni di voi sarà certamente capitata la mia stessa disavventura. Mia sorella dice che in futuro la vera ricchezza sarà la privacy. E chi può darle torto?


domenica, 07 giugno 2009, ore giugno 07, 2009 19:11
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«Leggo solo libri usati … I libri nuovi sono petulanti, i fogli non stanno quieti a farsi girare, resistono e bisogna spingere per tenerli giù. I libri usati hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi».

(Tre cavalli – Erri De Luca)

 

 sottolineature

Righe di grafite

unite alle tue

tu

che prima di me

hai lasciato impronte

di pensieri.

Chi eri? – mi chiedo.

Perché mai rinunciare

a trattenere

quei fili interiori?

A niente porta

raggomitolare il passato.

Arianna

ha da tempo

tagliato il suo filo.


domenica, 26 aprile 2009, ore aprile 26, 2009 18:07
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domenica, 29 marzo 2009, ore marzo 29, 2009 12:12
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domenica, 22 marzo 2009, ore marzo 22, 2009 13:02
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(foto di Chenal)

martedì, 17 marzo 2009, ore marzo 17, 2009 17:01
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spring

E poi apri gli occhi e lei è lì, distesa.

Solletica la pelle

un alito lieve di sole

e l’angolo della bocca

guarda di più ad est

quell’alba di stagione attesa

e nuove forze mi corrono agli occhi.

 

 

 È una carezza d’aprile

quella che aspetto.


sabato, 28 febbraio 2009, ore febbraio 28, 2009 15:50
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Le parole hanno il loro peso

Ma la loro assenza pesa ancora di più.




«Una parola non è mai morta.

 Come il suo creatore, aspetta che le venga rinsufflata vita.

A noi le trombe…

Una parola antica dal suono gradevole,

pur presa isolatamente, potrà agire sulla fantasia come un talismano.

In combutta con le sue compari somiglia a un incantesimo…».

(Walter de la Mare)



giovedì, 12 febbraio 2009, ore febbraio 12, 2009 21:01
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Sbuccio

spicchi di ore

e assaporo la polpa succosa

dei minuti divisi con te

in un tempo

che non mi appartiene

dove lancette

come braccia

sono mosse da altri.

Sgrano secondi

di un rosario di attese

di decisioni rimandate

a tempi migliori.

 

Le lancette del mio tempo

sono curve

di punti interrogativi.



lunedì, 02 febbraio 2009, ore febbraio 02, 2009 22:14
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Salgono

in volute di fumo azzurrino

le parole mie

a formare frasi dense

sul soffitto della notte.



 

Ed un dito sposta una ciocca

lo sguardo mio

conterà i tuoi respiri.

 

Buonanotte, amore mio

ai dolori ed agli affanni

Ninna nanna a quella lacrima

che traccia un solco

al tuo passato.

 

Buonanotte alle paure

ai domani incerti e bui.

Buonanotte alle cadute

delle nostre linee impure

ai discorsi a singhiozzo

ripescati tra le righe.

 

Buonanotte ai libri sparsi

su coperte e sui discorsi

tra scaffali e citazioni

tra poeti e narratori.

 

Buonanotte, amore mio

su una piega del lenzuolo

sui cuscini riluttanti

alla quiete ed al riposo.

 

Questa notte è tutta tua

tu che aspetti con fiducia

per le tue certe speranze

e il tuo caldo “se vorrai”.

 


 

Buonanotte, amore mio

che ora avverti il mio desio

ti sussurro in un respiro

che per te ci sono io.

 

alone 1



lunedì, 12 gennaio 2009, ore gennaio 12, 2009 15:58
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(foto di Chenal)

Cammini ovattati

in neve zuccherina

ed abiti bianchi

speranze in brina.

Lenzuola di buono

salutano al vento.

Sorrisi perlati

e grida d’argento.



venerdì, 09 gennaio 2009, ore gennaio 09, 2009 18:35
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Ho foto da un album

ricordi da sfogliare

un anno intero da ricordare.



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Il gelo di Gennaio ibernava dolori antichi

per me che soffiavo calore a un vecchio cuore.

Pesanti le mie catene di vita clandestina

di porta senza targa

orizzonte senza futuro.

Lo sguardo teso in lontananza

Febbraio – Marzo – Aprile

due storie rimaste lattanti

in una primavera persa tra i binari.

Di pianti e di pioggia rigate le guance

i pugni stretti intorno al nome

e un fazzoletto lasciato oltremare.

Statue e cimiteri

vissuti in bianco e nero

e angeli e terre salmastre di cielo.

Un Maggio incerto

di sole e di vento

e tu che mi frughi nel cuore

in cerca di una speranza

rimasta nell’angolo lì

a scaldarsi a un  lumicino,

lampada di desideri.

L’ultima mandata di una porta verde

lasciata a Giugno,

ripongo la chiave tra due parentesi quadre.

Uno spicchio di cielo

sul ricamo di una chiesa

e trucchi e belletti ammiccanti allo specchio.

Si spalanca l’estate violenta improvvisa

su un nuovo futuro che accarezza la vita.

Settembre si affaccia con piccole smorfie

un grigio sorriso mi chiude le labbra.

Si srotola Ottobre insieme a Novembre

con gocce di neve, che acquietano ansie.

Dicembre è impellente

rallento la corsa

mi guardo additare

un albero nuovo.

 

Ho foto da un album

ricordi da sfogliare

un anno intero da ricordare.



venerdì, 26 dicembre 2008, ore dicembre 26, 2008 19:24
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Sento ancora nelle narici i fuochi accesi dei camini in quelle sere di neve, mentre incerta appoggiavo i passi sulle coperte candide delle strade di paese.

Quello era il mio Natale di piccole luci alle finestre e discorsi ovattati dietro vetri appannati da parole sovrapposte.

Tutto era caldo in quel gelo tra merletti di brina cadenti dai tetti.

Ritrovo il filo di quei ricordi, che non ricuce certi strappi troppe volte rammendati, troppo tempo sfilacciati.

Volto gli occhi a quel mondo di Amelie quando rosso e verde coloravano il Natale e di legno scricchiolavano i camini ad allungare ombre sui muri antenati. Accanto a quei fuochi snocciolavo castagne e ricordi, racconti e silenzi nelle sere placide di assenze catodiche.

 

Quello era il mio Natale sereno

di canti abbracciati

sotto gli aghi di un pino.




sabato, 13 dicembre 2008, ore dicembre 13, 2008 17:10
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green_door


Sembrava come tutte le altre volte. Si era preparata con sempre minore attenzione, come ormai da qualche mese, e si era poi diretta verso l’auto a percorrere la stessa strada. Il passaggio per i campi, la periferia triste di una camionabile, il ponte, i semafori, quella scuola elementare e poi un parcheggio a destra della strada.

Vedersi il giovedì, oramai una sola volta al mese, era diventata una vecchia routine. Fare l’amore non era mai stato “fare l’amore”, ma un incontro di due solitudini coniugali, troppo stanchi per tirarsi indietro, troppo pigri per i cambiamenti radicali. I primi incontri avevano ossigenato due vite offuscate dalla quotidiana normalità, avevano fatto riaffiorare quelle speranze perdute nei corridoi della giovinezza. Ma il tempo aveva fatto di quella scoperta un quadro immobile, che perdeva colore di appuntamento in appuntamento. Lui sarebbe arrivato, si sarebbero abbracciati guardandosi negli occhi “Mi ero dimenticato di quanto fossi bella. Ma quanto tempo è passato dall’ultima volta?”. Sempre così, sempre lo stesso. E poi andare in bagno e spogliarsi e ricordarsi al tatto, mano a mano.

Ma la voglia, quella dei primi tempi, non c’era più già da un pezzo. Era una sorta d’affetto a tenerli uniti, a mettere in comune parentesi di vita, frammenti di vicissitudini quotidiane srotolate ai piedi del letto insieme alle lenzuola.

Ma quel giorno no. Non sarebbe stato così. Aveva passato ore a pensare a come avrebbe potuto dirglielo e ogni volta avevano parlato solo le lacrime. Era triste, ma anche inevitabile.

 

Lui era già lì. Strano. Da tanto non capitava. Guardarlo negli occhi e poi abbassarli per dirgli “Da ora basta così”. Era un punto e un voltare pagina, non un punto e a capo come altre volte. Ed ora chi doveva consolare chi? Quella vita, quella storia: era stato scritto l’ultimo paragrafo.

 

Chiusa quella porta verde rimanevano solo i ricordi in quello scrigno di quattro basse mura.


lunedì, 10 novembre 2008, ore novembre 10, 2008 18:42
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Oltre quella finestra

quale vista,

quale sguardo?




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(foto di Chenal)

Prati aperti di verdi germogli

e baci di papaveri rosseggianti

o forse

rincorse di spume frizzanti

nei campi azzurri

di mari salini

Giganti di rocce

a picco sul vento

Carezze di scirocco

sui petali schivi

aggrappati timidi

alle ringhiere.

 

Triste,

un uomo dice no.

Vicoli di buio maleodorante

dove il sole non si sporca a venire

strade licenziate

di bassi rifiuti

grida stese sui fili

a unire pene

di stessi palazzi,

di stessi destini,

di vite comuni.

 


Oltre il mio sguardo

oltre i miei occhi

tolte le sbarre

a persiane spiegate

sorrido al vento

che porta una foglia

presagio di vita

messaggio d’attesa.

Di chiacchiere amiche

indugio col tempo

che lento mi scorre

tra pelle e parole.

Attendo quei passi

su ciottoli antichi

di chi ha sollevato,

paziente, le tende.



martedì, 28 ottobre 2008, ore ottobre 28, 2008 20:17
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Respiro in profondità

tra il cotone fresco di quei giorni,

risvolti sui nostri visi.

 

Mi manca

quel bacio alle tempie

lo spazzolino affacciato al bicchiere

e quell’attenta sollecitudine

ai miei passi.

Mi manca

quel thè della sera

cenare in silenzio

camminare su passi binarici

e muoversi con gesti gemelli.

Mi manca

l’intreccio di braccia dormienti

unisono di sogni

incontro di desideri.

 

Mi manchi

Tu.



mercoledì, 15 ottobre 2008, ore ottobre 15, 2008 18:07
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elegance-MusicPancake
(photo - MusicPancake)

Mi sento dire a volte_____________________ Sei elegante.

Già, l’eleganza_____________in fondo_________cos’è?

Forse un fruscio d’abiti sul pavimento

un passo pacato

un movimento leggero del polso

il silenzio di uno sguardo

il respiro accennato

l’ombra dei capelli sulla guancia

che sfiora lieve collo e spalla.

Forse è sedersi al lato,

una carezza distratta al ginocchio

è voltarsi appena dietro

ad evitare sbandamenti.

È la noncuranza di uno sguardo fermo,

un tocco lieve alle ciglia,

dita pensierose

tra le pagine di un libro.

O forse è solo la semplicità

dell’essere se stessi.

Sempre

e comunque

Se stessi

aperti al mondo.


lunedì, 15 settembre 2008, ore settembre 15, 2008 16:07
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Brucio

come candela

che illumina tenue

una poesia notturna

di lontananze

e di attese.

 

candle - Muhammed Ali

(foto di Mohamed Ali)


lunedì, 08 settembre 2008, ore settembre 08, 2008 17:12
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Erano gialle

le mie estati.

 

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Campi di grano

come stoffe

al sole ondeggianti

girasoli svettanti

corolle di sole

e sabbie bagnanti

di pigre ondate.

Giallo

di spezie

di frutti allegri

mirabelle succose

in bocche bambine.

Giallo

di pomeriggi afosi

su pavimenti di pietra

cotoni leggeri

di orli setosi

e risi solari

di orizzonti sereni.

 

 

Vestivo di sole

quei giorni lontani

al sole mi volgo

nei giorni futuri.

 


 

 

 


venerdì, 22 agosto 2008, ore agosto 22, 2008 14:31
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E mi immergo così

nel blu profondo

di orgasmi attesi.

Lenzuola di carta da zucchero

ondate di carezze cobalto

oltremare di sensi.

Acquamarine

di unghie sulla pelle

e lapislazzuli negli occhi

per perdersi nella notte.

Sete azzurrine

di chiome riflesse

e seni prussiani

frementi di nuovi assalti.

 


Blue de mes rêves

Azur de rèveils ouverts


 

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(foto di dalbuio - modifiche di Chenal)



domenica, 17 agosto 2008, ore agosto 17, 2008 19:46
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È di rosso che mi vesto

in quest’estate che mi scalda.

 

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Rosso

di Scarlet Carsons

di petali lontani

volati con il vento

dei sogni infranti.

 

Carminio

di un vestito di tango argentino

di note avvitate

su tacchi a rocchetto.

 

Vermiglio

di labbra,

passioni celate,

di bocche socchiuse

di attese notturne.

 

Tinto di vino

corposo e maturo

che avvolge le vene

di chi abbraccia l’oblio.

 

Scarlatto

di unghie laccate

di sangue caliente

di fuoco invadente.

 

Rojo

como el diablo

como el pecato

como una mujer

enamorada.


(foto di maurophoto e noot - rielaborazione di Chenal)


giovedì, 03 luglio 2008, ore luglio 03, 2008 14:05
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Terra bruciata

terra materna

amante che dona

senza richiesta.

Cartocci di foglie

in volo autunnale

capricci di vento

e nuvole erranti.

 

Seppia

di foto

consunte dal tempo

confini di legno

a due dimensioni.

 

Nocciola

di iridi orientali

cuori di frutti

celati e protetti.

 

Marrone

di caldarroste

a scaldar parole

dolciastro occhiolino

di autunno inoltrato.

 

Sensuale languore

di cioccolato amaro

carezze alle papille

passione da sciogliere

in fondo alla gola.

 

Testa di moro

velluto di pelle

di sguardi maliardi

di sambe inneggianti.

 


A chocolate heart

dissolves

into my body.

Taste it!



mercoledì, 18 giugno 2008, ore giugno 18, 2008 23:21
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moon

Annodo

lenzuola di emozioni

per evadere

da questa stanza

e seguire onde

di una voce lontana.

Scie di note

di una notte

di lampioni e stelle

gracidare umido

di rane e zanzare.

E buio

buio intorno a noi

anelli di solitudine

saldati a coppie

su una staccionata

d’aria estiva

spalla a spalla

tra acquari e arene

lacrime sommesse

su una gioia

da sussurrare.


giovedì, 12 giugno 2008, ore giugno 12, 2008 19:21

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Datemi ancora

post-it

rosa shocking

per colorare un arrivo

e un benvenuta a casa

su un tavolo di attese.

Girerò lo sguardo in tondo

per ritrovare

l’aldilà di uno schermo

e saluterò

balconi di librerie

sullo scorrere di un fiume.


Aspettare

Pregustare

Centellinare.


Lascerò gelsomini

tra le righe

di un viaggiatore d’inverno.


 


lunedì, 02 giugno 2008, ore giugno 02, 2008 15:25
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(foto di Chenal)


Srotolo su gambe chiuse

una tela di ricordi

che non ho ultimato.

Io,

Penelope inversa,

percorro a ritroso

storie interrotte.

Sciolgo nodi

sfilo trame

disfo ricami.

Scivola la spola

a ripercorrer

tunnel di intrecci,

rapporti costruiti

in bilico di eventi.

 

Riavvolgo

gomitoli di filo

ad attender

nuove tessiture.


 


domenica, 11 maggio 2008, ore maggio 11, 2008 19:38
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Così distesa

in un giardino che sentieri non ha

sento germogliare il corpo

sulla terra

fertile di vita

e di passato.

E fiori a frotte

trapassarmi la pelle

e trovare strada

di nuove esistenze.

Rugiade innocenti

di fiori di campo

tra i capelli

rose bianche di notti insonni

chiacchiere di margherite

alle orecchie

e bocche appassionate

di orchidee.

Gelsomini occhieggianti

dal gusto struggente

ai seni

e viole e ciclamini

sul ventre

fruscii di felci

manti d’edera

steli di tulipani

inchinati alle brezze.

Affondo dita

tra grani di terra

ne sento il sapore

l’odore

calda musicalità

di ciò che tutto muove

in immobilità

apparente.